30 settembre, 2010

Urban Sketchers al Treviso Comic Book Festival



Andrea Longhi ha curato per il Treviso Comic Book festival una sezione dedicata ai carnet di viaggio di fumettisti e non, assieme a Giovanni Cocco. Sabato mattina ci siamo trovati in una quarantina a disegnare per le strade di Treviso, per un inedito raduno di Urban Sketchers italiani. Qui Andrea distribuisce una mappa del percorso previsto, la borsa e un Moleskine personalizzati con il logo del festival. Che organizzazione!



Un'occasione per reincontrare Miguel Herranz, che disegna un mosaico e Lapin che fa un disegno veloce all'inaugurazione, arrivati da Barcellona. Nel ritratto e col microfono è Gérard Gaillard della famosa Biennale du Carnet de Voyage di Clermont Ferrand che propone collaborazioni future al festival di Treviso, per una rete europea di eventi legati ai carnet di viaggio. Ecco la lista completa degli autori dei taccuini esposti.


La Fondazione Benetton ha ospitato la mostra dei carnet dei non fumettisti, mentre un'altra bella mostra con i carnet dei fumettisti e i taccuini cinesi di Andrea Longhi era allo spazio Paraggi. Quattro vetrine l'immeritato spazio che mi è stato dedicato.

E' la prima volta in Italia che il legame tra fumetti e carnet di viaggio viene dichiarato ufficialmente in un festival, cosa invece del tutto comune nella vicina Francia. E' stato anche uno dei primi appuntamenti tra "carnettisti" italiani per disegnare insieme, segno che siamo sempre più numerosi. Per l'occasione abbiamo addirittura guadagnato una pagina sul sito del Corriere della Sera a cura di Alessandro Trevisani.



Gli incontri spontanei tra disegnatori adesso sono diversi e in varie città, ho aggiunto una sezione "blog collettivi italiani" nel mio blogroll, cosa impensabile solo quattro anni fa, quando ho iniziato In viaggio col taccuino.

Queste novità forse si devono anche alla rivista di fumetti Animals che ha proposto fin dall'inizio i diari di viaggio disegnati ai lettori italiani. Sul prossimo numero di ottobre ci sarà infatti un mio reportage con storie miracolose napoletane.



23 settembre, 2010

Stromboli

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Erano cinque anni che non tornavamo sull'isola nera.

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E' così disegnabile che il raptus del collezionista mi ha preso in forma grave.

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Tre giorni sono bastati per fare una discreta scorta di immagini e di mare per il prossimo inverno. E per un ritorno struggente ai vecchi tempi, con G. e M. ospiti impagabili.
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Altre pagine in questo set.
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14 settembre, 2010

Il disegnatore come collezionista. Un'estate negli States



"Ci accostiamo al mondo, banalmente, da collezionisti. Viaggiare, come ogni forma di intimità personale, dimostra che non possiamo aspirare a una fedeltà assoluta, incrollabile. Scrivere qualcosa è un atto puramente sentimentale, di conservazione, il tentativo di trattenere un momento, un'immagine. Scrivere di viaggi è voler sconfiggere la transitorietà del nostro essere in un certo luogo. (...) Narrare è un po' come collezionare. La cronaca, come l'acquisizione, è il tentativo fallito di difendersi dalla transitorietà".

Al ritorno dagli Stati Uniti leggo questo articolo di Helena Fitzgerald per The New Enquiry tradotto da Internazionale nel numero sul Viaggio di agosto che discute sul saggio di Walter Benjamin, Tolgo la mia biblioteca dalle casse, a proposito del rapporto tra il collezionista (di oggetti, di persone, di storie, di viaggi, di disegni) e ciò che colleziona. La mia collezione estiva dopo tre settimane di viaggio da San Francisco verso Portland e Seattle, è misera: un Moleskine large e un taccuino più piccolo come diario con schizzi in gran parte fatti a biro in dieci minuti mentre i figli mi tirano il braccio per andarsene.
L'impulso a disegnare quante più cose possibili per documentarle e portarle con sè è un atto
consumistico, dicono la Fitzgerald e Benjamin, è un desiderio futile di possesso per "placare il dolore dell'impermanenza". Sigh!

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09 settembre, 2010

Istanbul sul libro di Pamuk

Istanbul, on Orhan Pamuk's book

Un'altro libro artefatto, appena realizzato per un compagno di viaggio di quindici anni fa. Istanbul di Pamuk è un'introduzione perfetta alla città e un supporto ideale su cui disegnarla. Sarebbe il caso di tornarci e fare nuovi disegni. Questi li ho copiati dal mio taccuino di allora, un quaderno da architetto, solo in bianco e nero, con poche scritte.

Istanbul, on Orhan Pamuk's book

Un pomeriggio del 1995 guardavamo il tramonto sul Bosforo dal tetto di una fabbrica di tessuti, dove avevamo curiosato indisturbati. Al piano di sotto i telai facevano un rumore infernale tra l'andirivieni di operai caricati come asini, con delle vere e proprie selle di legno, per trasportare enormi pezze di stoffa sulla testa e sulle spalle.

Istanbul, on Orhan Pamuk's book

In questo capitolo, sei buone ragioni per disegnare secondo il giovane Pamuk, disegnatore e studente di architettura, prima di scegliere di dedicarsi alla scrittura. Dei suoi disegni di Istanbul, Pamuk parla a lungo ma non li mostra. La tentazione di intervenirci sopra è stata troppo forte.

Istanbul, on Orhan Pamuk's book

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