20 febbraio, 2007

Ferruccio Orioli e i fari

“Il mio viaggio è iniziato a Venezia. Qui ho cominciato ad amare il mare e, durante un ritorno di tanti anni fa, anche a dipingerlo. Nel frattempo ho studiato architettura, tentando di imparare a immaginare la firmitas continuamente minata dal movimento del mare. Il mio primo progetto è di tufo, in Puglia. Il secondo a Firenze: un prefabbricato di acciaio e cemento. Ho sempre oscillato tra questi due estremi vagabondando per le terre della Basilicata e, per un lungo periodo, per le strade di Roma. Dopo molti anni, ho affondato l’ancora nel porto di Napoli.Finalmente di nuovo il mare. Più mare di quello della laguna, più libero di esprimersi come si deve esprimere un mare: quieto o incazzato, sferzato dai residui del mistral, gonfiato dallo scirocco, innervosito dal libeccio. A un poco di tutta quest’acqua, privata del sale, aggiungo colori per piccole immagini, rapide quanto lo scatto di una macchina fotografica. Così dal 1979, quando mi sono iniziato all’acquerello per accompagnare i sogni all’aria aperta, davanti alla laguna, della piccola Regina”.
Ferruccio Orioli, autore del manifesto di questa edizione di Galassia è, nel tempo libero, un viaggiatore-col-taccuino. Alcuni erano presenti anche nell'edizione del 2006. Ha una predilezione per un tipo di quaderno a spirale che da lungo tempo accompagna i suoi viaggi. Ed è attratto in modo particolare dai fari. Quest'anno a Galassia esponiamo una decina di taccuini, aperti solo sulle pagine dei fari. Quel poco che so di acquerelli lo devo anche ai suoi consigli.

Navigando col taccuino, Galassia Gutenberg, 16-19 marzo 2007, Stazione Marittima, Napoli.

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