Anche quest'anno tengo un corso zero di disegno per le matricole di Urbanistica a Napoli. La terza lezione è stata una prova di resistenza fisica. Durante il nostro primo sopralluogo nell'area di studio erano solo 5 gradi ma, come si vede nel video, gli studenti erano molto concentrati nella loro missione, quella di documentare con il disegno una serie di piazze disposte lungo un percorso nel centro antico di Napoli.
La prima piazza è quella di Santa Maria la Nova. Aggiungeremo altri disegni del corso qui. Come futuri "disegnatori urbani" mi sembra promettano bene.
Gli studenti nel cortile di Architettura a via Forno vecchio. Non sono abbastanza per fare lezione, non li convinco a venire a disegnare con me e nemmeno ad andare alla manifestazione. Martedì prossimo 14 dicembre avremo lo stesso problema. Disegnare la protesta sarebbe una buona soluzione per questa seconda edizione del corso di La realtà attraverso il disegno.
Novembre a Napoli è un ottimo periodo per disegnare. La luce è radente e l'aria limpida. Spesso fa caldo da poter fare il bagno, come questo fine settimana di tre settimane fa.
Visualizza Napoli sketched in una mappa di dimensioni maggiori
Dopo Madrid con i disegni di Enrique Flores,Barcellona con quelli di Lapin, Singaporecon quelli di Tia Boon Sim,Seattle con quelli di Gabi Campanario e Århus (Danimarca) con quelli di Ea Ejersbo, ecco posizionati su Google Maps i miei disegni di Napoli.
Queste mappe di urban sketchers fanno venire l'ansia di riempire la città di segnaposti e di conquistarla tutta "un disegno alla volta". Qui la mappa del gruppo Urban Sketchers su Flickr.
Oggi ho parlato dei disegni di domenica scorsa con Marina Petrillo di Radio Popolare. La trasmissione è Alaska, sentieri digitali e la puntata si ascolta in coda al post buttarsi via.
La prima persona che incontriamo quasi ci sgrida, "con tutti i bei panorami che abbiamo". Se ne va intristito e non faccio a tempo a dirgli che di solito disegno solo quelli. A via san Giacomo, dietro al palazzo del comune, le persone si fermano a discutere con noi, vicino al cartello delle inutili disposizioni per l'emergenza rifiuti. A via Roma dovremmo incontrare il corteo dei comitati cittadini, in arrivo da piazza Dante. Un corteo c'è, ma per guardare le vetrine aperte per l'inizio delle compere natalizie. Le borse degli ambulanti si alternano alle buste di immondizia. Al passaggio della polizia le prime spariscono in un istante, le altre restano. In piazza Plebiscito si radunano i manifestanti, da piazza Dante e da via Posillipo. Troppo pochi. E lasciano due mucchi di spazzatura differenziata davanti alla prefettura. Troppo poca. Insieme a me, qualche urban sketcher napoletano. Pochi anche noi. Ecco i disegni di Caroline Peyron. E quelli di mio figlio di otto anni che i sacchetti ci teneva a disegnarli a colori.
AGGIORNAMENTI: qui un riepilogo di Marco Rossi-Doria. Sul sito del Forum Tarsia, un video della manifestazione e su Repubblica Napoli la cronaca della giornata di Cristina Zagaria.
Sotto Napoli c'è una seconda città, quasi il negativo di quello che ci sta sopra.
Un intricato sistema di condotti per l'acqua e cisterne gigantesche, di cave per ricavare i blocchi con cui sono costruiti i palazzi soprastanti, di tunnel per oltrepassare i dislivelli di cui è piena la città, di passaggi segreti per usi militari. Le cisterne, collegate da pozzi ai cortili o alle cantine dei palazzi, sono diventate rifugi antiaerei durante l'ultima guerra, nascondigli per traffici illegali e poi depositi di materiali sequestrati ai contrabbandieri, garage sotterranei o sversatoi e discariche illegali di immondizia e materiale edile.
Tutti questi usi ed abusi insieme sono visibili nel tunnel borbonico, percorso sotterraneo aperto di recente vicino a piazza Plebiscito. Più di 500 metri di lunghezza a 25 metri sotto il livello stradale, liberati in anni di lavoro paziente da un'associazione di volontari, geologi e speleologi. Le cavità sotterranee a Napoli non ancora censite interamente sarebbero circa ottocento, tra grandi e piccole. La nostra casa si trova proprio al di sopra di questo tunnel e mi sento un po' mancare il terreno sotto i piedi.
A Napoli sentiamo la mancanza della natura. Abbiamo il mare ma a volte c'è bisogno di stare in un posto meno affollato, meno antropizzato. Nel bosco in autunno è bello arrampicarsi sugli alberi. I vitelli hanno messo il pelo lungo, per l'inverno.
Dall'autostrada il paesaggio lo conosco a memoria, basta un minuto a pagina.
Disegno in macchina così non penso al rientro.
Il solito ingorgo, questa volta anche con corteo, ci accoglie a via Marina.
Ogni tanto disegno con un piccolo gruppo di allieve. In questo periodo affrontiamo gli edifici in prospettiva. Per indorare la pillola scegliamo dei bei posti, come questi terrazzi. Un libro di Frank Ching ci sta aiutando: Drawing. A creative process. A volte però è difficile dare ragione ai propri occhi. Dove va questa linea, sale o scende? Questo è il dilemma.
Trent'anni fa mi capitò un altro libro di Frank Ching, Architecture. Form, Space and Order, best seller in america e mai tradotto in italiano. Scritto e disegnato interamente a mano e a matita, è stato un'introduzione ideale all'architettura. Le conseguenze sul mio modo di disegnare sono ancora visibili. Quando ho conosciuto Ching quest'estate all'Urban Sketchers Symposium di Portland si è molto divertito al racconto delle tesine che copiavo dal suo libro all'università.
Il taccuino sulle sante napoletane pubblicato sul numero di ottobre di Animals è rimbalzato a Napoli, sul Corriere del Mezzogiorno. L'articolo è di Diego Lama, architetto, appassionato di fumetti e anche disegnatore urbano. Nel frattempo qui a Napoli le pile di sacchetti crescono e speriamo in altri miracoli.
Ieri sono stata all'Aquila per riempire Una carriola di disegni nella zona rossa della città. Eravamo una settantina, almeno 50 disegnatori, divisi in tre gruppi e scortati da un gruppo di vigili del fuoco. E' la prima volta che un gruppo così consistente di disegnatori si riunisce per un reportage collettivo, da Trieste, Bologna, Toscana, Latina, Roma, Lanciano... Da Napoli erano con me Caroline Peyron e Ferruccio Orioli. Ci hanno accompagnato Antonio Di Giandomenico, il prof. Antonio Gasbarrini e diversi cittadini aquilani attivi nell'Assemblea cittadina. Quello che abbiamo visto e ascoltato è duro anche da raccontare.
La zona rossa che comprende quasi l'intero centro storico è militarizzata, ingabbiata e puntellata. Camionette ad ogni varco. Ma i cantieri di restauro sono quasi inesistenti.
Mentre disegno arriva una signora con i genitori, protesta che deve vedere casa sua. I vigili del fuoco la fanno entrare, noi le prestiamo i caschetti. Quando tornano il padre è in lacrime. "Ho quattro case e non posso entrare in nessuna. Loro ci entrano invece, le hanno appena messe in sicurezza: hanno sfondato i tramezzi col piccone per far passare i tiranti, mi hanno fatto a pezzi tutto quello che era rimasto, i mobili..."
A via Sturzo, fuori della zona rossa, in una fila di palazzine in cemento armato i muri di tamponamento sono esplosi schizzando fuori tutto il contenuto delle case. In un mucchio troviamo frammenti di spartiti e strumenti musicali.
Ferruccio Orioli fa un disegno in quattro parti. Architetto di origini veneziane, ha visto da vicino diversi terremoti, dal Friuli, al Belice, all'Irpinia. "Ma questo è il primo terremoto italiano a non avere una legge speciale che preveda la ricostruzione. Una città intera è così condannata alla scomparsa. Non ce la faccio più a guardare, finisco l'acquerello al caffè". Siamo stati male, tutti. Non so se era più il senso di impotenza, la rabbia o la vergogna. Nel 1703 quando la città fu distrutta da un violento terremoto un illuminato Marchese della Rocca Marco Garofalo, il "Bertolaso" di allora, obbligò i cittadini a ricostruire le case assistendoli e sospendendo le tasse per diverso tempo. Da gennaio i cittadini qui pagheranno le tasse normalmente, arretrati compresi.
Caroline Peyron ha dipinto a terra grandi fogli 50x50. "Non voglio estetizzare niente. Spero di riuscire a dare l'idea di questa catastrofe". Queste non sono le fascinose rovine dell'antico, quelle che venivano a disegnare gli artisti del passato anche in Abruzzo, qui ci sono solo macerie, ci mette in guardia il professore aquilano mentre cerca di illustrarci per frammenti la ricchezza del patrimonio di una città dove hanno lasciato tracce artisti come Raffaello Sanzio. "Oggi invece ci siete voi, venuti da tutta Italia. Fate girare i vostri disegni e raccontate quello che avete visto a più persone possibili".
A fine giornata i disegni sono stati raccolti da Marco Preziosi, organizzatore dell'evento, per portarli a Pescasseroli dove saranno esposti il prossimo fine settimana in occasione di Naturalmente Pescasseroli 2010, la rassegna degli amici del COECIN. Dal 15 al 17 ottobre a via Principe di Napoli presso la sede dell'associazione. In rete la notizia, alcune fotografie qui e qui e un video.
Sul numero della rivista di fumetti Animals di ottobre uscito ieri c'è un mio reportage disegnato, otto pagine su due miracoli napoletani: il sangue di Santa Patrizia e la sedia di Santa Maria Francesca. Per saperne di più... bisogna comprare la rivista. Merito di Laura Scarpa e della sua passione per i taccuini - non solo di viaggio.
Dopo Treviso, passo un giorno a Venezia a trovare G. e, perchè la nostalgia dei vecchi tempi sia completa, andiamo a vedere la 12° mostra di architettura alle Corderie.
Facile per Kazuyo Sejima, prima curatrice donna della mostra, mettere in pratica "people meet in architecture" in uno spazio come il bacino dell'Arsenale con una giornata di sole.
Saranno state le amiche, l'architettura o i ricordi, su queste sedie a sdraio saremmo rimaste per sempre. Mi è persino piaciuta la mostra e il film di Wenders sul Rolex Center. Altri disegni qui.